06.03.2010
Adesso è chiaro a tutti che Rocchiggiani aveva fatto un accordo con la destra
di: Massimo Luciani
In questi tempi amari è ancora più frustrante, il sapere e il vedere come molti di noi perdano le idealità che ci accomunano, a danno di tutti e non solo di loro stessi.
L'esperienza che sto facendo come consigliere comunale nel Comune di Allerona, ma anche altre esperienze avute nel lungo e difficile percorso politico che mi trovo alle spalle, mi inducono ad una riflessione che riprende alcuni spunti e problemi già affrontati in passato e che ora, deciso ad uscire dalla maggioranza in Consiglio, giungono ad un ulteriore esame e verifica.
Quasi un anno fa, nella ricerca di qualche spiraglio di luce, credendo ancora nella bontà del patrimonio che una sinistra italiana, spezzata e dispersa nei mille rivoli, preserva in qualche suo recondito luogo, decisi di impegnarmi ancora più attivamente, entrando a far parte della nuova amministrazione comunale di Allerona.
Pur dentro una spaccatura che coinvolgeva tutta la sinistra, ero convinto che la strada maestra fosse quella di intraprendere un percorso alternativo e di ricostruzione politica, tentando di mantenere un ponte tra il vecchio e il nuovo, senza troppe cesure rovinose.
La ricerca di persone nuove, sciolte da vecchie e logore logiche di casta e da certi improponibili figuri ai quali si sono legate o volute legare indissolubilmente, anche in passato, le sorti del territorio e della comunità locale, tuttavia, non andò a buon fine o non fu completa.
La costruzione della lista civica purtroppo, già nei suoi primi passi, mostrò queste difficoltà: cessione di spazio all'inettitudine, alla paura di perdere, alla pavidità e 'coniglieria', o peggio ancora accordi taciti e taciuti sottobanco, andati o meno a buon fine.
E probabilmente un accordo politico occulto tra alcuni dirigenti di spicco di sinistra, aggregati tutti nella neonata Sinistra e Libertà e gli esponenti Ex-Msi, di AN e berlusconiana, c'è stato e suppongo non solo a livello locale; ma il tutto è stato mascherato, nascosto e tenuto all'oscuro fino all'ultimo, fino al giorno successivo alle elezioni, che decretavano la lista civica capeggiata dal Sindaco Rocchigiani vittoriosa.
Alcuni della lista, me compreso, avevano accolto, non senza resistenze e malumori, alcuni candidati di estrazione culturale o politica di destra: erano candidati giovani, senza neanche troppa esperienza e questo era passabile per una lista che era nata, sì, civica, ma di sinistra e che affrontava la dura scissione interna a tutto il centro-sinistra locale.
Ci era stato infine garantito non solo che nessun accordo politico era stato fatto, ma che certe figure storiche della destra del paese non si sarebbero né candidate, né avrebbero preso parte della giunta. E' con queste convinzioni che abbiamo sostenuto con forza la nostra causa e coerentemente, convinto i cittadini che il loro voto sarebbe stato speso per la comunità, non per favorire i giochi di una elitè politica, di destra e di sinistra, reazionaria e bigotta.
Grazie a questo impegno e su queste basi, Rocchigiani ha potuto contrastare l'altra lista, quella del Pd, ampiamente maggioritaria nel paese e avvantaggiata alla vigilia delle elezioni amministrative. Io stesso sarei immediatamente uscito da quella competizione, se chi di dovere, mi avesse detto anche una sola parola a conferma di quanto trapelava in campagna elettorale, un po' ovunque, tra la gente. Così non è stato, solo all'indomani dalle elezioni, la sensazione è divenuta certezza e il capo storico della destra del paese, è diventato, ora, assessore.
A nulla è valso il tentativo di dissuasione successivo, verso i due principali e primi diretti artefici e responsabili di questo inciucio, il Sindaco, allora anche coordinatore di Sinistra e Libertà dell'orvietano e il capo storico della destra locale. Loro i primi responsabili. Costretti o meno, a questa scelta, da altre figure o ad altri livelli, l'uno tradendo il fresco mandato elettorale, l'altro cedendo alla presunzione e alla logica di casta, hanno dimostrato entrambi di non avere né la forza, né lo spessore morale ed etico, per rivestire il ruolo che hanno e per difendere il bene più prezioso in una democrazia: il voto dei cittadini. Quel voto, infatti, esprimeva volontà molto chiare e sincere: serietà, rispetto, rinnovamento, trasparenza, ma soprattutto un cambio di rotta, basta con il politicismo, basta con gli imbrogli, basta con i giochi sporchi. Forse, pochi, tra gli elettori hanno creduto veramente in questa possibilità, ma sicuramente, a parte lo scetticismo dilagante, questo è il sentimento che pervade l'animo di ogni cittadino quando pensa alla politica. Ed è questo sentimento ad essere stato, ancora una volta, offeso.
La colpa più grave è stata questa, in questa miserevole storia, tradire quel poco che resta dello spirito civico nella popolazione.
Qui, almeno per me, finisce un capitolo della storia della sinistra orvietana, qui comincia la riflessione sul futuro.
Occorre prefigurare un mondo nuovo che eviti di percorrere nuovamente i passi falsi della società e dell'uomo fatti finora. Per me la questione fondamentale, la chiave di volta, sta nel darsi regole precise ed un rigore morale, elementi imprescindibili.
E' una questione di metodo, che spesso trascuriamo e mettiamo da parte, per convenienza, per il superfluo, l'obiettivo minimo, la copertura dei propri errori, il compromesso. E' questo il punto centrale, a mio giudizio ed è sicuramente la politica, che deve sottoporsi ad un metodo.
Non sono di certo in grado io, di stabilire quale sia il migliore metodo da applicare all'esercizio politico e al sistema nel quale si muove, la democrazia. Sicuramente la democrazia, non è in se e così come si presenta, risolutiva, come non lo sono gli altri sistemi finora sperimentati, occorrono altre condizioni che ne amplifichino e ne completino gli aspetti positivi:
Partecipazione. Ampliare il gruppo di persone che possono verificare ed esprimere il proprio parere a fronte di una scelta politica è una delle condizioni fondamentali. Le nostre istituzioni spesso e prevalentemente si muovono in ambiti decisionali sempre più ristretti, supportati da leggi e regolamenti istituzionali molto accentratori: ne risulta che le decisioni, soprattutto quelle più complesse, sono spesso esclusivo appannaggio di una sola persona e, a discapito di tutta una comunità. Occorre definire e stabilire dei modi di partecipazione che siano organici e integrati al sistema istituzionale e non marginali o accessori.
Coerenza. Mi rendo conto che non si possa imporre con facilità e che spesso, o è un attributo e qualità che uno possiede oppure è difficile che si possa ottenere. Importante sarebbe, come primo passo, fissare la coerenza come condizione irrinunciabile e richiamarla ogni volta che un atto, una decisione, un comportamento sono contrari ai principi comuni.
Giudizio Critico. Una scelta coerente e rispondente alle reali necessità e volta al miglioramento, non può non passare per un'analisi e indagine critica approfondita, effettuata con gli strumenti idonei o i migliori possibili. Alla fase di analisi deve seguire una fase di sintesi dalla quale sarà possibile giungere a conclusioni coerenti e rispondenti alle esigenze e alle aspettative migliori. Sia prima, che durante, che dopo e a tappe prestabilite, questo lavoro sarà sottoposto al vaglio degli organi di rappresentanza e partecipativi, perciò ogni stadio deve rispondere ai criteri di pubblicità e trasparenza pubblica, di modo che possa essere oggetto di una critica più ampia possibile.
Dialettica. Si confonde spesso la dialettica, con il compromesso. La dialettica è confronto e scambio critico. Il compromesso è ben altro e spesso, nasconde paura, menzogna, ipocrisia, arroganza. Chiunque finora si sia affacciato alla politica si è scontrato oppure e più spesso ha accettato il compromesso. Si sostiene che senza il compromesso la politica non può esistere; niente di più falso. Se fossero adottati dai politici anche solo, coerenza e giudizio critico, il compromesso non sarebbe necessario, la dialettica risolverebbe tutto. E invece non si usa ne l'uno ne l'altro, costretti tutti nel male maggiore a cercare il male minore.
Questi possono essere solo alcuni degli elementi e parti pensati per costruire un metodo che andrebbe sempre adottato nei processi e nelle dinamiche politiche. Sicuramente non sono esaustivi e sicuramente sono discutibili. Il mio contributo risponde solo all'esperienza fin qui fatta, l'ultima delle quali è ora oggetto di forte discussione. Spero, nonostante tutto, che si vada in questa direzione. Certamente, io proseguirò questo lavoro, come ho sempre fatto o cercato di fare, ma certamente, lascerò alle spalle tutto il possibile fango e la situazione avvilente che mi ha coinvolto, mio malgrado, anche nell'ultimo spiacevole episodio, descritto in questa lettera
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Commento di: lorenzo - del 06.03.2010
Ma invece di scrivere su internet se non ti va a genio la Giunta che la tua lista sostiene, esci dalla lista e mettiti all'opposizione no?! o volevi forse diventarci tu assessore....
Commento di: mauro pistola - del 14.03.2010
ammesso che rocchigiani abbia fatto accordi sotttobanco con la destra e' una cosa normale ,perche' non sapete cosa succede a firenze giorno ed per far passare una legge o una mozione accordi, inciuci, o come alle scorse elezioni comunali che sono stati trombati per far passare quelli della sinistra. questi sotterfugi hanno un nome si chiamano ALCHIMIE POLITICHE .la politica vista dal di fuori e' come un grande baule dove dentro e' vuoto ma poi si riempie di lettere accordi ecc,
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