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09.03.2010
Una riflessione sul forum del turismo
di: Leonardo Riscaldati

Da un'analisi a consuntivo è apparso chiaro a tutti che il forum sul turismo del 1 marzo sia stato incentrato intorno all'intervento di Vittorio Ravà. Intendiamoci, la mia non è una critica, ma una semplice constatazione.



Lo si è capito dalla fretta messa ai relatori meno "importanti" sui loro interventi, anche se erano senz'altro i più utili e interessanti, come quello delle due signore dello IAT (interessante anche quello di Confindustria), rispetto ad altri interventi più istituzionali, che sebbene di interesse ne suscitassero assai poco, e avessero, da programma, a disposizione praticamente la metà del tempo rispetto agli altri interventi, hanno goduto di un'applicazione assai "elastica" di tali vincoli.



Lo si è capito perché dopo che Ravà aveva finito il suo intervento sembrava che il forum fosse in realtà fosse finito. Si potevano anche sospendere gli interventi successivi e se non è successo subito ne va dato merito a Marco Sciarra. Non si cambiano le regole del gioco a partita in corso. Sarebbe stato forse invece meglio impostare la cosa in modo diverso. Ad esempio organizzare un forum, basato su quasi trenta interventi (si, quasi trenta), spalmandolo su due giornate, magari una di carattere più politico e una in cui fossero gli operatori ed i privati più in generale i veri protagonisti. E forse invece di farlo partire alle 15:30 di un lunedì pomeriggio, di organizzarlo un sabato ed una domenica. Così forse ci sarebbe stato anche un pubblico un po' più numeroso.



Lo si è capito perché ora la seconda tornata ruoterà proprio alle proposte dello stesso Ravà.



Ma vediamo di entrare nel merito della questione. Voglio provare a fare un'analisi di quanto è emerso, riferendomi all'intervento cardine del forum, quello, appunto di Ravà. La qualità ed il livello del personaggio, e anche quella complessiva del suo intervento sono fuori discussione. Come anche la capacità del professionista di presentare le sue idee. Suggestiva, provocatoria e coinvolgente. Io però, come diceva un giocatore nelle "interviste Possibili" " di "Mai Dire Gol" di qualche anno fa, "sono pienamente d'accordo a metà col mister".



Sono d'accordo sul concetto di offerta costellazione, perché offre molti motivi per venire ad orvieto, è attuale e suggestiva, si vende bene e può avere il riscontro di un mercato ampio.



Sono assolutamente d'accordo sulla necessità di adattare l'offerta al cliente (orari dei negozi, professionalità, conoscenza delle lingue ecc.). Si chiama mettere il cliente al centro dell'attenzione; si chiama marketing. E su questo gli operatori orvietani bisognerebbe che di passi in aventi ne facessero parecchi. Altrimenti vietato lamentarsi.



Non condivido invece il voler inquadrare Orvieto meramente come la città del weekend per Roma. Cioè, non SOLO come la città del weekend. Credo sia riduttivo, e scusatemi anche un po' mortificante, ridurre tutto quel popò di roba che abbiamo da mettere in vetrina a ciò. Non fa una piega che il turismo, soprattutto quello nostrano, stia sempre più concentrandosi in archi temporali brevi come i weekend. Perfetto. Ma voler puntare tutto su una cosa sola mi sa un attimino rischioso. E' un po' come voler investire tutti i propri risparmi in un unico tipo di azione. E allora io penso che l'idea di Ravà possa essere una delle VARIE idee vincenti su cui puntare. L'offerta costellazione andrebbe promossa su un mercato un po' più ampio. Così la cosa mi convincerebbe molto di più.



Non condivido neanche il discorso sugli eventi. E' verò che possono, riprendendo le parole di Ravà, drogare il mercato come fanno le promozioni con vendite, ma ritengo sia altrettanto vero, per rimanere in tema, che gli eventi offrono l'opportunità di assaggiare il prodotto ai clienti e quindi di gustarne il sapore e poter pensare di ricomprarlo. Inoltre se l'evento è in tema con l'immagine complessiva della città, credo sia innegabile che esso concorra al rafforzamento del suo posizionamento. Senza sottolineare il valore tattico dell'evento/promozione per alzare nell'immediato i flussi delle presenze. In un contesto generale che cambia alla velocità di oggi, credo che non ragionare anche sul breve termine sia semplicemente da suicidio. Si rischia di lavorare esclusivamente per un futuro che poi non ci sarà. Non mi sembra un granché allettante.



Chiudo con una nota sull'importanza strategica del web (che molto presto diverrà anche quella del web mobile), e dei meccanismi del marketing virale.



Bisogna essere presenti (ci sarebbe da scrivere un pezzo solo sul come esserlo) all'interno dei canali che funzionano, ed il canale che funziona è quello del web. Il turismo online non ha minimamente risentito della crisi internazionale, anzi, è cresciuto in modo significativo, attenuando molto il calo di quello tradizionale. Inoltre, oggi più che mai le cose vanno fatte per bene, ad ogni livello (costruzione del prodotto, promozione, competenza e professionalità degli operatori, strategie varie, esperienza offerta al turista). Questo perché oggi la gente, con i social media, SI PARLA e quindi è in grado di sbugiardare ad una velocità pazzesca chi fa male il proprio lavoro.



Ora chiedetevi: se assistete ad una promozione mirabolante dell'offerta costellazione di Orvieto, ma poi il vostro amico o parente che viene vi dice che in giro non c'è un cane, che i negozi sono chiusi negli orari nei quali ha visitato la città, che ha trovato poco o niente di quanto si aspettava, insomma, se è stato deluso (delusione = scarto tra ciò che ci si aspetta e ciò di cui in realtà si fa esperienza), voi che fareste? Ci verreste a Orvieto? Ecco. Questo si chiama marketing virale o del passaparola, la forma più efficace in assoluto, quella che se poi è fatta in modo negativo è devastante. Aggiungete al cocktail una bella dose di social media e la la loro capacità di accelerare in modo mostruoso il flusso delle informazioni e fatevi due conti. Un bel drink, non c'è che dire.



Finché ci sono stati solo i media tradizionali di tipo broadcasting i canali di trasmissione erano controllabili e controllati ed il passaparola era drasticamente rallentato dalla mancanza di infrastrutture che permettessero la diffusione virale delle informazioni. Oggi non è più così e non lo sarà mai più. Prescindere da queste informazioni è a mio parere il più grave errore che si possa fare oggi, sia a livello tattico che strategico. Altro che offerta costellazione. Se l'offerta viene promossa, ma poi nella sostanza le cose stanno all'opposto si riceve un boomerang in fronte alla velocità della luce. E ricostruire l'accrocco diventa un'impresa titanica.



Morale della favola: a sbriciolare il lavoro fatto con tanto impegno e fatica ci si mette un attimo. Forma quindi. Sono d'accordo. Ma anche tanta sostanza.






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COMMENTI
Commento di: curioso - del 09.03.2010

Scusate, ma Tuttorvieto è stato l'unico che non ha scritto una rifa sul forum sul turismo, però accetta le critiche. Si vede che ora i sentimenti verso Concina sono cambiati di brutto!

 

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