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29.02.2008
E' TUTTA COLPA DEI GATTI COMUNISTI
a cura della redazione



Caro direttore,



In questa Italia di leggi e leggine, tutte più o meno pensate contro i poveri cittadini, la più singolare è quella della par condicio in campagna elettorale. Che poi anche questa definizione _ "campagna elettorale" _ mi fa venire i brividi: ricorda, infatti, la campagna bellica di Grecia, quando, tra il '40 e il '41, ci armammo (poco e male) e andammo a spezzare le reni: finì che ci costrinsero a tornare a casa in fretta e furia con le ossa rotte, una mano avanti e l'altra dietro. D'altra parte, come sosteneva Ennio Flaiano, gli italiani sono da sempre "un pugno di uomini indecisi a tutto". Ed era campagna elettorale, ma nel senso letterale del termine, anche quella, negli anni '60, di due noti politici democristiani diretti a Sugano per tenere un comizio: la loro auto uscì di strada e finì sull'aia di una casa colonica, con il contadino indignato per la conseguente strage di polli. Politicastri in fuga a gambe levate e quello dietro col forcone. Insomma: elezioni e campagna mal si conciliano, eppure da noi questi termini vanno troppo spesso in coppia, praticamente un anno sì e l'altro pure.



Da ogni parte ci si appella alla par condicio: un po' a te, un po' a me e tutti felici e contenti, ma è una "roba" che sembra valere soltanto per i politici, giammai per noi cittadini della strada. Infatti quando il prezzo del petrolio sale, la benzina _ per par condicio _ va alle stelle, ma quando poi il valore del greggio ridiscende, il prezzo del carburante resta tale e quale. E così la par condicio, la cui corretta traduzione dovrebbe essere "grande fregatura", come d'incanto non vale più.



L'ipocrisia, in tempi elettorali, galoppa: i politici circolano in bus, ma ecologico però, quando devono recarsi di città in città per chiedere voti. Fanno vedere, in questo modo, che tengono alla salute del prossimo. Salvo poi salire tranquillamente sull'auto blu, superpotente e altamente inquinante, non appena i voti li hanno ottenuti e sono diventati "qualcuno".



Negli ultimi giorni prima del fatidico voto spunteranno ancora, ne sono sicuro, i santini. Clamorosi quelli con tanto di biglietto da visita e "snocciolamento" dei vari titoli personali. Una volta erano per lo più avvocati e professori, spesso universitari. Adesso invece, con la crisi della politica che ha portato alla ribalta i rincalzi, siamo arrivati al "terzino del Civitella negli anni Cinquanta", "sbandieratore del Corteo storico di Bagnorea per due sfilate" e "docente al corso annuale di potatura dei piantoni". Attività certamente nobili, ma piuttosto da raccontare ai nipotini davanti al camino. Uno, particolarmente evoluto, ci fa sapere che "usa internet tutti i giorni" e un altro, tra le proprie caratteristiche degne di menzione, segnala che è un "grande viaggiatore, avendo visitato anche Urbino". E capita addirittura che "trucchino" le foto esibite nei santini medesimi, con tanto di lifting ringiovanente affidato a esperti dell'immagine: un paio d'anni fa un orvietano, incontrando per strada un politico il cui volto appariva decisamente "ritoccato" all'interno di una pubblicazione elettorale, lo volle tranquillizzare: "Già, ho visto che si presenta anche tuo figlio, e gli darò il voto. A proposito: ti somiglia tutto, sai?".



Sfortunatamente non vanno più di moda i comizi. E così avremo nostalgia di solenni argomentazioni tipo "Daremo la caccia agli evasi fiscali", "Aiuteremo gli indignati e gli emarginali", "Rilanceremo il turismo portando in città il golgota degli esperti del settore", "Toglieremo le incise sulla benzina, così costerà meno" e perfino "Abbatteremo le tasse e anche sull'Ici siamo pronti ad abbattere le prime case", proposito che a molti ha fatto venire i brividi.



Epica l'affermazione di un sinistro duro e puro che non digeriva, ma erano altri tempi e di Pd non si parlava ancora, la crescente presenza cattolica negli schieramenti ispirati al marxismo. Aveva in odio, insomma, i cattocomunisti, e nella foga dell'oratoria, tolta la giacca e con le maniche della camicia arrocciolate oltre i gomiti, se ne uscì pubblicamente con "E' tutta colpa dei gatti comunisti", strappando applausi a non finire. Un amico esperto del settore giura che sono frasi via via pronunciate, nel corso degli anni, dal pulpito di piazza della Repubblica.



Poi, in questi giorni, i cacciatori di voti ti salutano calorosamente, avendoti in precedenza ignorato per tutto l'anno: ti chiedono come va, se hai bisogno di qualcosa, se in famiglia state bene, se l'anziana nonna campa ancora e magari anche se è in grado di fare, sia pure con l'ausilio del bastone, una passeggiatina verso la più vicina sezione elettorale. E cambiano look, i politicastri, con l'approssimarsi della scadenza decisiva (per loro): sfoggiano cravatte sgargianti, perchè qualcuno gli ha consigliato di farsi notare, ma c'è chi esagera con gli accostamenti, accoppiando brutalmente verde e celeste, viola e rosso acceso, salmone e azzurro metallizzato. Uno di essi veniva definito, dagli astanti di Montanucci che lo vedevano ogni mattina prendere il caffè con un codazzo di questuanti ai quali prometteva interessamento e lavoro, con l'azzeccato appellativo di "assessore al Carnevale". In effetti sembrava Arlecchino.



Daranno un'assestatina alle strade e ci descriveranno la realtà attraverso l'assurda logica dei poli contrapposti, gli uni venendoci a dire che va tutto bene, gli altri che è uno schifo. In vista delle elezioni fioccheranno le statistiche e così scoprireremo che siamo primi in tutto, perfino nel turismo, anche se qualche assessore al ramo sparso per la Penisola è un po' preoccupato: infatti, avendo ricevuto i dati aggiornati dai solerti funzionari, ha inopinatamente verificato che le presenze di tedeschi in Italia nel 2007 sono state leggermente in calo rispetto al periodo settembre 1943-settembre 1944. Ma poi il nipote, un ragazzino di terza elementare, gli ha spiegato che i crucchi, durante quel tragico periodo, ci occupavano e ci ammazzavano pure, mentre i tedeschi di oggi li uccidiamo noi nei locali di viale Ceccarini, con lo spaghettino allo scoglio e la frittura di pesce a 65 euro.



Cari saluti da Roberto Conticelli








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COMMENTI
Commento di: marco marino - del 11.04.2008

Caro Roberto, fino a quando sarà tutta colpa dei gatti comunisti? Adesso starai pensando ad un attacco politico vero? Ti sbagli. Sto per sferrarti un durissimo attacco di amicizia e simpatia perchè è troppo tempo che non fai un nuovo articolo. Ogni giorno apro TuttOrvieto con la speranza di rilassarmi e divertirmi con la tua arguzia, sagacia ed indiscutibile capacità letteraria, ma da troppo tempo rimango deluso. Minaccia finale: o ti decidi a scrivere qualcosa di nuovo, o proporrò la tua espulsione dal Rotary (lo so che non c'è motivo, ma le minacce sono minacce altrimenti che gusto c'è a farle? A presto leggerti. Marco Marino

 

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